L’alfabeto di Zoe

zoe

Cosa succede nella mente di una bambina affetta da dislessia? Come diventa il mondo di chi fa fatica a decodificare il linguaggio scritto? E se anche tuo padre ti tratta come una stupida, che effetti ha questo sulla tua autostima?

Zoe è una ragazzina vivace, testarda e con una fantasia galoppante. Essendo affetta da dislessia, a scuola non va molto bene, il suo alfabeto personale non è quello che noi tutti conosciamo, la mamma ha avuto un brutto incidente ed è entrata in coma, il padre da allora non si è più ripreso ed è come spento, assente, nervoso. Zoe non capisce cosa succeda di preciso, nessuno si è preoccupato di spiegarglielo, tanto che si convince che le persone siano state rapite e sostituite da una società aliena e segreta che vuole controllare il mondo. È l’unica spiegazione che è riuscita a darsi alla mancanza di attenzioni e d’amore, lei sa, lo sente, che quello non è il suo babbo e se ne convince ancora di più quando intravede su un aereo in partenza un uomo che gli somiglia molto, non solo gli somiglia, è lui. Zoe comincia a credere che il vero padre sia salito su quell’aereo e che la persona che vive con lei sia solo un robot che ha preso il suo posto. La madre è in coma perché aveva scoperto la società segreta e si è ribellata alla sua sostituzione. Zoe è talmente convinta che coinvolge anche i suoi due migliori amici nell’avventura che le farà scoprire la verità, la realtà negata.

Senza volervi svelare il finale, questa è una storia che parla di diversità. La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento ed è una realtà di cui si è sentito spesso parlare ultimamente. Per molto tempo ignorata, adesso la dislessia è diagnosticata e riconosciuta. I bambini e i ragazzi affetti da questo disturbo sono stati per molto tempo scambiati per fannulloni, pigri, svogliati. Ora che questo sdoganamento è in corso, è necessario prestare attenzione all’autostima di questi soggetti, spiegare di cosa si tratta, non sminuirli, non svilirli, ma sostenerli. Zoe ci riesce con una dote molto speciale: l’autoironia. E quello che ci racconta è un mondo a frammenti, di difficile interpretazione, ma vero, bello, creativo, incredibilmente sensibile e profondo. Zoe è distratta, spesso ingenua, ma molto intelligente.

Fabio Stassi è uno scrittore che mi stupisce sempre perché non ha un genere di riferimento. Di tre libri che ho letto non ce n’è uno che si somiglia, nemmeno nel modo di scrivere. Eppure le sue storie colpiscono sempre, mi conducono ad un livello di empatia superiore. Questa è la più grande dote di Stassi: l’attenzione all’empatia.

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