La La Land

Ve lo dico subito: l’ho amato.

No, non faccio parte della schiera di delusi che ne hanno parlato male, che lo hanno banalizzato e a tratti ridicolizzato.
Faccio parte dell’altra metà, che invece lo ha amato (amato davvero).
Credo che con film del genere, sia quasi impossibile esprimere un parere neutro, perché la stampa e la pluricandidatura agli Oscar contribuiscono a fomentare aspettative che poi, se deluse, scatenano vere e proprie campagne di disapprovazione.
Prima di andare al cinema, avevo sentito entrambe le campane, quindi sono arrivata in sala pronta a tutto.

Il problema è come ne sono uscita: in lacrime e singhiozzi, correndo via come una scheggia per non farmi vedere dai ragazzini seduti davanti a me. Non so, forse ho avuto una reazione esagerata, ma era da tanto che un film non mi coinvolgeva in questo modo.

La storia si svolge a Los Angeles e vede come protagonisti due attori che secondo me hanno contribuito al successo del film e non per i motivi che ho letto sui giornali. Emma Stone e Ryan Gosling sono adatti perché non sono professionisti del ballo, né del canto. Non si sbilanciano in virtuosismi canori, né si esibiscono in performance di ballo particolarmente difficili, quindi è naturale immedesimarsi in loro, è naturale sentirsi parte del loro mondo. Inoltre il regista, Damien Chazelle, che ci aveva già reso noto il proprio talento con il film Whiplash, non manca di inserire elementi di ironia apparentemente insignificanti, che rendono il tutto poco mieloso e non esagerato. Il rischio di un musical è sempre quello di apparire artificiale, finto, anacronistico. Qui, invece, questo rischio scompare, l’equilibrio tra atmosfera onirica e realtà è rispettato, Chazelle sa cosa fa, le musiche ti entrano dentro e non puoi fare a meno di continuare a canticchiarle anche nei giorni seguenti.

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Ryan Gosling interpreta un musicista jazz che non se la passa tanto bene, in ristrettezze economiche e licenziato di recente, nutre la profonda convinzione che il jazz sia snaturato dagli avventori moderni e che debba essere riportato alla sua forma originale. Ecco perché vorrebbe aprire un locale tutto suo, dove ognuno possa suonare jazz e solo jazz a proprio piacimento, con l’unica clausola di restare fedeli al genere. Uomo integro e testardo, con quell’espressione che lo rende affascinante per qualsiasi creatura femminile, si ritrova a dover giungere a compromessi per riuscire a sbarcare il lunario, compromessi ai quali riesce difficilmente a sottostare. Emma Stone è invece un’aspirante attrice, che lavora in un bar degli Studios della Warner Bros. Nonostante i mille provini, non riesce a far decollare la propria carriera. I due si incontrano all’inizio per caso, poi una sera lei lo sente suonare in un locale e ne rimane estasiata.
Inizia un divertente scambio di incontri e battute, all’inizio velate prese in giro da cui poi scaturisce una storia d’amore degna dei migliori film di Hollywood, dove l’uno diventa il motore dei sogni dell’altro.

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Ma potrà funzionare anche quando questi sogni sembrano realizzarsi? Cosa sceglieranno tra carriera e amore? Come andrà a finire?

Non voglio svelare nulla, ma la risposta non è così scontata e soprattutto non sempre la carriera si contrappone radicalmente all’amore. Una realtà parallela è possibile, o almeno io ho sempre voluto crederlo.

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