Se non ti vedo non esisti

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Come faccio a giudicare un libro quando mi interessa troppo scorgere tra quelle righe la vita dell’autrice?

Levante a me piace tantissimo. Chi mi conosce lo sa. E per quanto non sia una di quelle fan che non riescono a mantenere una distanza emotiva e adorano tutto a prescindere, dare un giudizio, stavolta, mi mette in crisi, perché è stato come leggere un libro di un’amica di cui conosco troppo.

In tutto il romanzo non ho fatto altro che cercare lei, le sue connessioni, le tracce che lascia nelle foto, quel poco che so sulla sua vita privata, il suo modo di vestire, di relazionarsi, la sua idea di cura, il suo egocentrismo, la sua vanità, la sua dolcezza, la sua forza e fragilità, la sua confusione, il suo caos.

E quando leggi un libro con questo spirito è impossibile giudicarlo in modo oggettivo. Probabilmente se non avessi saputo che è stata lei a scriverlo, non sono nemmeno sicura mi sarebbe piaciuto. Infatti a questa domanda non so rispondere, cioè non so dire se sia un buon prodotto perché ero troppo impegnata a cercare un altro essere umano tra le pagine. Anche se la protagonista non si chiama Claudia, ma Anita, è impossibile non pensare che Anita sia un po’ Claudia. A cominciare dall’amore per le toilette ampie e di classe nelle stanze d’albergo, per le lenzuola immacolate di bianco, la spiccata passione per la moda, il suo corpo esile, l’attenzione per gli specchi, i vestiti a righe, il suo ritrovarsi orfana di padre e così esposta al dolore. E poi c’è tutto il suo caos emotivo, il modo di mettere insieme le parole, i richiami, forse inconsci, alle sue canzoni.

Anita è fondamentalmente una donna intelligente, ma confusa emotivamente. Mescola stati d’animo opposti con estrema facilità, ha una voglia matta di indipendenza, ma da questa storia si evince che in realtà, al di là di quello che si racconta e al di là delle apparenze, non lo è per niente. E di donne così ne conosco tante: ostinate a voler proteggere un’idea di libertà che poi si concretizza solo in vuoti costanti che le fanno attaccare a qualsiasi boa in movimento possa essere abbastanza paziente da sorreggerle per un po’. Preda di sentimenti facili, devo dire a tratti troppo facili, non riesce a mettere punti fermi, divisa nelle sue tante versioni che fanno a pugni per trovare un binario univoco su cui avanzare. Il problema? Quell’unico binario, confortevole, ben saldato a terra, tradizionale, Anita non sa se lo vuole. Lo vuole? Io credo non lo sappia ancora nemmeno Claudia.

Insomma dopo questa lettura, so per certo che a Claudia voglio bene, perché è difficile non volergliene da quello che si intuisce di lei, ma circa il libro non so proprio cosa dirvi. Non so se lo troverete noioso, ridondante, ripetitivo o leggero, divertente, accattivante. Se dovessi fargli le pulci io di difetti ne ho trovati, ma non voglio dirveli, come probabilmente non ve li direi se fosse stata davvero una mia amica a scriverlo, come se fossi stata io a scriverlo. Lo troverete interessante se siete molto interessati a lei, questo è sicuro, e se vi piacciono le relazioni intricate, non solo con gli altri, ma anche con voi stessi.

 

 

 

(Foto di Indy Ph)

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