Storie della buonanotte per bambine ribelli

storie della buonanotte 3

100 vite. 100 donne. Un progetto di crowdfunding che ha battuto tutti i record. Un libro ideato da due italiane: Elena Favilli e Francesca Cavallo.
All’apparenza tutto molto bello e stimolante, ma c’è qualcosa che mi stona, lo devo ammettere.
Per prima cosa, nel titolo. Il fatto che sia rivolto a “bambine ribelli” mi innesca uno strano meccanismo di rifiuto, non certo contro la ribellione, ma contro l’idea che si vuole dare di essa. Anche perché, a leggerlo, diventa subito chiaro che non è esattamente un libro per bambini, ma uno strano ibrido che usa un linguaggio volutamente infantile, ma ancora troppo complesso per essere annoverato nella letteratura per l’infanzia. Alcune storie funzionano, altre non molto, e parlo da un punto di vista strutturale, di contenuto accessibile.
Le illustrazioni sono bellissime. Un libro che ricomprerei.

Ma.

C’è un ma. Un ma che non riesco probabilmente a spiegarmi fino in fondo, ma che mi fa prendere le distanze da questo tipo di prodotto confezionato. L’idea di base poteva anche essere buona, positiva: liberare e sdoganare la concezione di una letteratura fiabesca incentrata su una figura di donna sempre molto standardizzata, che tutti siamo abituati a conoscere. Il libro, infatti, si presenta come un baluardo femminista, una svolta sensazionale, un’occasione per gridare alle donne di tutto il mondo che si può essere donne e vincenti, puntare in alto, sognare in grande. Le due autrici denunciano una carenza di libri per bambini o cartoni animati con protagoniste donne che abbiano ruoli forti, modelli femminili di riferimento (anche se io non sono d’accordo: vedi “Ribelle”, vedi “Zootropolis”, vedi “Pets”, dove comunque è la piccola cagnetta a salvare il protagonista). Ma, così dicendo, non ci sarà la tendenza contraria che una bambina non possa sognare “in piccolo”, non possa desiderare le bambole, non possa avere aspirazioni normali, ambizioni ordinarie? In fondo il libro parla di donne “straordinarie”, fuori dall’ordinario, dal comune, di cui, che ci piaccia o meno, fanno parte la maggioranza delle donne, e non necessariamente perché sono sottomesse all’uomo, o perché non hanno la possibilità di desiderare di più: tante sognano semplicemente una famiglia e dei figli, la possibilità di avere tempo per la cura, propri spazi da occupare, ruoli da rivestire, ma non necessariamente straordinari. È nel nome di questa straordinarietà che si sta perdendo di vista la sostanza dell’universo femminile, cosa libertà voglia dire davvero, cosa femminismo voglia dire davvero. Tutto questo clamore intorno a questo libro mi ha fatto pensare che in fondo anche lottare per qualcosa non ha poi molto senso, se non sappiamo esattamente quale sia lo scopo della lotta. Cosa vogliamo dalle donne e per le donne? E dagli esseri umani in generale? Nel libro incontriamo donne che a parte l’essere donna, non hanno poi molti meriti, o per lo meno, meriti discutibili. Quindi, se sono donna e guerrafondaia, va bene solo perché rivesto un ruolo che è sempre stato notoriamente maschile? La donna deve diventare come l’uomo? Vuole gli stessi diritti? No, perché io, ad esempio, gli stessi diritti non li voglio. Ne voglio di più e diversi, soprattutto devono essere diversi, devono tenere di conto della mia natura, della mia diversità genetica, mentale e fisica.

storie della buonanotte

Non voglio essere fraintesa, sono consapevole del divario di genere. In questo libro ci sono storie di donne che stimo da sempre e che sono sicuramente modelli positivi. In più sono convinta che le intenzioni delle autrici fossero buone, ma continua ad esserci qualcosa che mi stona. Il femminismo continua a sembrarmi una parola abusata e con confini che negano in partenza l’idea di femminismo, almeno quella mia personale, quella che si inserisce nel quotidiano e non nelle imprese, seppur bellissime e stimabili, di donne che hanno fatto la Storia. In fondo al libro, una pagina invita la bambina, proprietaria del libro, a scrivere la propria, di storia. Sognare in grande, va benissimo. Proporre e in qualche modo, imporre, cosa il sogno in grande sia, un po’ meno.

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